
Nella sezione piccola della scuola materna, il riposo pomeridiano fa parte della routine scolastica. Tuttavia, i testi ufficiali francesi non utilizzano mai l’espressione « riposo obbligatorio ». Ciò che impongono è un’organizzazione del tempo scolastico che rispetti i ritmi biologici dei bambini piccoli, compreso il riposo. La distinzione tra obbligo di dormire e obbligo di organizzare un tempo di riposo cambia le carte in tavola per le famiglie e per i team educativi.
Tempo di riposo e assiduità scolastica: due nozioni giuridiche distinte
La confusione tra riposo e assiduità deriva da un accavallamento di due quadri normativi. Il primo riguarda l’obbligo di istruzione a partire dai tre anni, inscritto nel Codice dell’istruzione dalla legge del 26 luglio 2019 per una scuola di fiducia. Il secondo riguarda l’organizzazione interna del tempo scolastico, regolata dai programmi della scuola materna (BOEN speciale n° 2 del 26 marzo 2015) e dalla circolare n° 2012-202 del 18 dicembre 2012.
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L’assiduità impone la presenza del bambino durante le ore di lezione. Ma la regolamentazione del riposo obbligatorio nella sezione piccola è frutto di un malinteso: nessun articolo di legge né alcun decreto obbliga un bambino a dormire. I testi richiedono che la scuola proponga un contesto di riposo adeguato, il che è molto diverso.
La circolare del 2012 precisa che « il tempo scolastico deve tenere conto dei bisogni e dei ritmi biologici dei bambini piccoli » e che « i tempi di riposo devono essere organizzati di conseguenza ». La scuola ha quindi un obbligo di mezzi (organizzare uno spazio e un momento di riposo), non un obbligo di risultato (far dormire ogni bambino).
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Decreto del 26 luglio 2019: organizzazione del pomeriggio nella sezione piccola
L’ordinanza del 26 luglio 2019, pubblicata nel BO n° 31 del 29 agosto 2019, è il testo più frequentemente citato nei dibattiti sul riposo nella scuola materna. Non tratta direttamente del riposo. Il suo oggetto è prevedere deroghe all’assiduità nel pomeriggio per i bambini della sezione piccola.
In concreto, questo testo consente alle famiglie di richiedere un’organizzazione degli orari del pomeriggio, previa approvazione del direttore accademico (DASEN). Il bambino può quindi essere assente alcuni pomeriggi senza che ciò venga considerato una violazione dell’obbligo scolastico.
Ciò che il decreto autorizza e ciò che non autorizza
- Autorizza un’assenza parziale nel pomeriggio nella sezione piccola, su richiesta dei genitori e dopo validazione da parte del DASEN, non dal solo direttore della scuola.
- Non fornisce alcuna base giuridica per costringere un bambino a dormire durante il tempo di riposo organizzato dalla scuola.
- Non modifica i programmi della scuola materna né la circolare del 2012, che rimangono i riferimenti per l’organizzazione pedagogica del tempo di lezione.
Questo decreto è stato talvolta interpretato in modo errato: alcune famiglie pensano che renda il riposo obbligatorio poiché il pomeriggio è obbligatorio. La logica è inversa. Il pomeriggio è obbligatorio salvo deroga concessa, e durante questo pomeriggio, la scuola organizza un tempo di riposo senza poter imporre il sonno.
Programma della scuola materna 2015: il riposo come tempo educativo
Il programma di insegnamento della scuola materna, pubblicato nel BOEN speciale n° 2 del 26 marzo 2015, qualifica i momenti di riposo, di sonno e di igiene come « tempi di educazione a tutti gli effetti ». Questa formulazione colloca il riposo sullo stesso piano dell’accoglienza o della ricreazione: un tempo strutturato, guidato dagli adulti, ma non un esercizio scolastico nel senso stretto del termine.
Il programma aggiunge che questi tempi « sono organizzati in questa prospettiva dagli adulti che ne hanno la responsabilità e che forniscono punti di riferimento rassicuranti ai bambini piccoli ». L’accento è posto sulla sicurezza affettiva e sulla regolarità del contesto, non sulla durata o sulla profondità del sonno.
Riposo tranquillo o riposo: la libertà di manovra dell’insegnante
Il Consiglio scientifico dell’istruzione nazionale (CSEN), nella sua sintesi di marzo 2022 « Dormire meglio per apprendere meglio », fornisce un utile chiarimento. Proporre un riposo a un bambino che non ne ha più bisogno disturba frequentemente il suo sonno notturno. Al contrario, il riposo per coloro che ne hanno ancora bisogno non influisce sul sonno notturno.
Questa evidenza scientifica conferma l’approccio dei testi ufficiali: la scuola deve proporre il riposo, non imporlo uniformemente. Un bambino della sezione piccola che non dorme più può essere indirizzato verso un’attività tranquilla dopo un tempo di allungamento ragionevole. L’insegnante si adatta in base a ciò che osserva, in collaborazione con l’ATSEM.

Ruolo del direttore della scuola e dell’IEN nell’organizzazione del riposo
L’organizzazione concreta del riposo rientra nel progetto di scuola, validato dall’ispettore dell’istruzione nazionale (IEN) della circoscrizione. Il direttore della scuola coordina l’implementazione del tempo di riposo, in consultazione con gli insegnanti e gli ATSEM.
In caso di disaccordo tra una famiglia e il team educativo (bambino mantenuto sdraiato troppo a lungo, rifiuto di proporre un’alternativa tranquilla), il ricorso gerarchico passa attraverso l’IEN. Nessuna circolare fissa una durata massima o minima per il riposo. Le pratiche variano a seconda delle scuole, degli organici e dei locali disponibili.
- Il direttore della scuola organizza i momenti di riposo nell’ambito del progetto di scuola, senza poter imporre una durata fissa a tutti i bambini.
- L’IEN arbitra i conflitti e verifica che l’organizzazione rispetti i programmi e la circolare del 2012.
- Il DASEN interviene solo per le richieste di deroga all’assiduità nel pomeriggio, previste dall’ordinanza del 2019.
La catena di responsabilità è quindi chiara: la scuola organizza, l’IEN controlla, il DASEN deroga. Nessuno di questi livelli ha il potere di rendere il sonno obbligatorio per un dato bambino.
Il quadro normativo francese distingue nettamente l’obbligo di presenza scolastica e l’organizzazione del tempo di riposo. I testi proteggono sia il diritto del bambino a riposare sia quello di non essere costretto a dormire. Quando un genitore riceve un messaggio dalla scuola che menziona un « riposo obbligatorio », la formulazione non riflette il diritto applicabile: è il tempo di riposo che è organizzato, non il sonno che è prescritto.